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14 ottobre 2021 - Aironi guardabuoi: tanto rumore per (quasi) nulla?

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  Aironi guardabuoi: tanto rumore per (quasi) nulla? (foto di Linda Iungo) Qualche giorno fa, 7 ottobre, segnalavo un possibile posatoio notturno di aironi guardabuoi, ovvero un punto in questi animali passano la notte in gruppo. Arrivavano successivamente altre segnalazioni.  La cosa andava però verificata. Il comportamento dei nostri aironi lasciava qualche sospetto. Troppo fermi e tranquilli con l'alba trascorsa da qualche quarto d'ora. Fosse un dormitorio, ci aspetteremmo un muoversi dei pennuti in varie direzioni. Oggi, un controllo. Arrivo in zona (il boschetto appena a ovest di Cascina Casalta) ben prima dell'alba. Nessun airone in vista. Ne arriverà uno alle 7.12 (ora solare), che riparte quasi subito. Niente dormitorio, quindi. I raduni di guardabuoi dei giorni scorsi van visti per quello che erano: aggregazioni all'inizio della giornata, prima di incominciare la caccia di insetti e altro sui prati del Parco, e in particolare sul Prato del Mirabello, dove qualc...

I murun fa(seva)nn l'üga ovvero gelsi al Parco

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La mappa (figura 1, carta del Brenna, foglio Carate, circa 1850) mostra un tipico paesaggio della pianura lombarda ancora visibile molti decenni fa. Siamo nell'allora Comune di Cascina Aliprandi, successivamente unito a Lissone. La freccia indica il simbolo cartografico della vite.      Come si può notare - ad esempio, nella zona cerchiata -, i filari di vite sono intervallati da altri filari. Si tratta della tipica piantata padana. Gelso (murun nella nostra favella lombarda) e vite: ci spiegano gli esperti che il gelso favoriva il sostegno dei tralci. Non solo, l'annuale sgamollo dei gelsi per recuperare le foglie per il baco da seta, evitava alle piante di vite di soffrire per l'ombreggiatura degli alberi vicini. Ne guadagnava la maturazione dell'uva. E ne guadagnava l'economia locale. E, anche, la nostra parlata che si riempiva di termini, detti e motti. Su tutti, il classico "A Milan, anca i murun fan l'üga". Oppure il termine pelabrocch, che deriv...

Sentieri (quasi) selvaggi al Parco

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Dice: "la natura si è presa i suoi spazi, durante la pandemia". E giù con cronache che parlano di selvatici fotografati in contesti che più antropici non si può. In realtà, non si tratta di situazioni poi così anomale, come spiegato da tanti. Anzi: ci sarebbe invece da preoccuparsi nel non vedere circolare, è un esempio, le volpi per strade e ritagli di verde cittadini. Curiosamente, poi, animali (leggasi cinghiali) prima citati come indicatori di degrado urbano divengono, improvvisamente, segnali (positivi) di una fauna che riesce a ritrovare i propri cicli grazie alla segregazione forzata cui si è sottoposto il genere umano.  Per il Parco, come detto, la situazione delle popolazioni animali è rimasta alla fine quella usuale, tra presenze e, ahinoi, ormai croniche e preoccupanti assenze. Se si vuole cercare tracce di un blocco che ha tenuto lontani i tanti frequentatori del nostro Parco, occorre scegliere altri dettagli. E magari munirsi di taccuino e macchina fotografica. D...