Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta allocco

A proposito di borre (parte prima)

Immagine
Argomento di grande interesse, credo. Dedichiamogli qualche nota. Pallottole formate da peli, penne, piume, parti di scheletri, resti di insetti e altro materiale: così vengono generalmente descritte le borre. A produrle, molte specie di uccelli, soprattutto i rapaci, che espellono in questo modo, attraverso il becco, ciò che risulta indigeribile. Questi reperti hanno un loro pubblico di appassionati collezionisti. Non solo, hanno anche una funzione scientifica: ci permettono di conoscere la dieta di molte specie, e di ricavare così importanti dati ecologici. In non pochi casi, costituiscono una modalità per raccogliere informazioni sui piccoli mammiferi (arvicole e toporagni, ad esempio) presenti in un’area.     Le borre dei rapaci notturni e diurni presentano alcune differenze – vedi foto: confronto tra una borra di allocco e una di sparviere –. Le borre dei notturni (gufi, civette e affini) hanno aspetto più untuoso, sono più solide e presentano numerose ossa intere. I rapa...

7 dicembre 2020 Tracce...

Immagine
7 dicembre 2020.  Giro di ricognizione. Tracce di picchio nero: buchi in un tronco a terra. Una spiumata: penne di colombaccio, molto probabilmente predato da un allocco.       Matteo Barattieri

14 e 21 marzo 2009 - Notti da civette

Immagine
  Il prologo Ogni due anni, dal 2005. L’intervallo di tempo ha la lunghezza di un amen ma tanto è bastato per creare una tradizione. La Notte della Civetta edizione italiana è alla sua terza puntata, ma ha ormai acquisito rango di rito e appuntamento fisso. E ha i suoi bei primati. Uno è tutto monsciaco. Monza si è portata a casa nel 2005 e nel 2007 il primo posto per numero di iscritti. Alla faccia di più o meno sincere professioni di modestia e di un volare basso, che dovrebbe accompagnare il nostro cammino in questa valle di lacrime, non ho pudori nel dire che tengo, e maledettamente, al primato. Wharoliano quarto d’ora di celebrità? Spirito di competizione? Non direi. Più precisamente, siamo dalle parti di una miscela – fate voi le dosi – di italico campanilismo e di affetto per il nostro Parco. “Anche quest’anno vuoi puntare al primato?”, chiede Alberto, con l’ironia mica tanto sottintesa della domanda retorica. La preparazione dell’evento viene pompata come si deve, utilizzan...

Marzo - Aprile 2008 Blue moon ovvero a civette nel Parco (prima puntata)

Immagine
  (foto: Alberto Confalonieri) Quante sono le civette al Parco? Tradizione – e alcuni dati raccolti sul campo dal sottoscritto – vuole che il Parco non sia luogo congeniale alla nostra: troppi boschi, poche aree con caratteri propriamente agricoli, la presenza dell’allocco, foriera di pericoli per il piccolo rapace notturno. La civetta (a fianco una bella immagine del bravissimo Edoardo Viganò da Villasanta) non ama gli ambienti forestali troppo estesi, gradisce invece contesti agricoli con spazi aperti dove potersi procurare il cibo. Questo ultimo tipo di ecosistemi, in realtà, non è assente nel Parco, ma si tratta per lo più di prati e ampie radure.   Mancano inoltre quasi del tutto staccionate e affini, elementi del paesaggio preziosi per l’animale, che può utilizzarli come posatoi per procurarsi il cibo. Ottimali sono i terreni coltivati in modo estensivo, ma anche giardini e parchi urbani non sono disdegnati. E qui sta il punto: a pensarci bene, le condizioni non sarebber...