Lavori all’autodromo di Monza: la storia infinita
Che il Parco di Monza rappresenti un bene ambientale di inestimabile valore da tutelare con efficacia e senso di responsabilità è cosa nota a molti: basta fare una passeggiata, addentrarsi per i prati o i boschi e si scopre un mondo ricco di sorprese, dalla vegetazione all’avifauna, dagli insetti ai mammiferi.
Succede che l’osservazione, talvolta, sia accompagnata da un rombo di motori, non propriamente gradevole, proveniente dall’autodromo…già perché le gare non si limitano al Gran Premio di formula 1 ma debordano anche in altre occasioni con un calendario tutt’altro che ridotto. Non mi addentro nel livello dei decibel, peraltro diminuito rispetto al passato, ma il problema esiste ed è rilevante.
GP e gare motoristiche varie impongono adeguamenti del circuito alle odierne esigenze e ciò comporta inevitabilmente un’erosione progressiva del territorio e delle sue caratteristiche naturalistiche.
Ad alcuni il fatto che l’autodromo sia stato assurdamente collocato in un Parco storico come quello di Monza non sembra importare granchè ma ad altri la cosa importa eccome. La collocazione oggi appare con tutta evidenza fuori luogo; si tratta di due realtà opposte per finalità, esigenze, tipo di fruizione, rilevanza storica e scientifica.
Il circuito della Formula 1 impone migliorie e tutti si adeguano: Comune, Regione, Governo…e i cittadini che amano l’ambiente subiscono. Forse sono proprio i loro diritti a non essere considerati. Diritti dell’uomo e diritti dell’ambiente procedono di pari passo. Sarà chi verrà dopo di noi a chiedercene conto…
Sicuramente le richieste di modifiche al circuito non termineranno e ci sarà l’inevitabile accumulo di cemento aggiuntivo… è proprio qui che esigenze del Parco e bisogni dell’autodromo si scontrano: noi vorremmo prevalesse il Parco con tutti i benefici ambientali che porta alla città e non solo!
Ciò che non vogliamo è un anonimo divertimentificio artificiale che ha l’autodromo come fulcro!
Edo Melzi
Commenti
Posta un commento